Dialettologia barese
Non il dialetto da cartolina. La lingua di Bari analizzata come sistema vivo: 4000 anni di stratificazioni, 94% di latino, e il resto è l'impronta di ogni popolo che ci ha vissuto.
La lingua di Bari
Il termine "dialetto" porta con sé una connotazione di inferiorità che la linguistica contemporanea ha già superato. Il barese — u parlà de Bare — è un sistema linguistico completo con fonologia propria, morfologia sistematica, sintassi codificabile e un lessico che stratifica quattromila anni di storia mediterranea. Non è italiano deteriorato. È una lingua parallela che si è sviluppata dagli stessi substrati latini percorrendo una strada diversa.
Il 94% del lessico barese ha origine latina. Il resto è il registro più prezioso: le tracce arabe nel commercio e nell'architettura, il greco nelle strutture grammaticali profonde, lo spagnolo nelle espressioni della vita quotidiana lasciate dai tre secoli di dominazione borbonica, il normanno nei titoli e nelle strutture feudali. Ogni parola etimologicamente non latina è un documento storico.
L'opera di Giuseppe Cascarano U Parlà de Bare: Storia, Grammatica e Vocabolario si propone come primo tentativo sistematico di portare il barese dalla tradizione orale alla pagina scritta con rigore normativo. Strutturata in sette parti, dalla ricostruzione storica alle regole grammaticali fino al dizionario bilingue, usa la trascrizione fonetica IPA e si basa sugli studi di Alfredo Giovine e sulla ricerca contemporanea di Roberta D'Alessandro e Luigi Andriani.
Non è un libro per linguisti soltanto. È una guida pratica per chi vuole capire come si scrive correttamente in barese, per chi vuole decodificare i proverbi, per chi vuole capire perché certe espressioni esistono e cosa dicono del carattere dei loro parlanti.
Ogni parola barese che non viene dal latino è un documento. L'arabo del porto, il greco della filosofia, lo spagnolo del potere — tutto sedimentato in quello che diciamo ogni giorno senza saperlo.U Parlà de Bare
Il bacino di parlanti attivi e passivi del barese è stimato in circa 1,5 milioni di persone, includendo la città di Bari, la sua provincia e le zone di confine con il materano. A questi si aggiungono decine di migliaia di emigrati — al Nord, in Europa, nel mondo — che conservano il dialetto come lingua dell'identità e della memoria familiare. Per questa comunità, avere una grammatica scritta e un vocabolario sistematico è qualcosa che mancava da decenni.
Il dialetto barese non è semplicemente italiano con parole diverse — ha una struttura grammaticale propria che in certi punti diverge significativamente dall'italiano standard. Il sistema dei casi — tracce di una struttura più antica di origine latina — è ancora parzialmente presente in alcune forme dialettali. La fonetica ha sonorità che non esistono nell'italiano moderno. La sintassi tende alla posposizione di elementi che l'italiano pone in posizione iniziale.
Queste differenze strutturali non sono residui arcaici privi di funzione — sono sistemi che servono a fare cose che l'italiano fa in modo diverso. Capire la grammatica del barese significa capire un modo alternativo di organizzare il discorso, di indicare chi fa cosa, di esprimere il tempo e l'aspetto verbale. È un'operazione intellettuale che cambia il modo in cui si vede la propria lingua madre.
Il vocabolario del barese è una stratificazione di influssi storici che riflette le dominazioni che si sono succedute sulla città: il substrato latino, gli arabismi del periodo medievale, i normannismi, gli iberismi del lungo periodo spagnolo, i gallicismi del periodo napoleonico. Ogni dominazione ha lasciato tracce nel lessico — alcune ovvie, molte invisibili a chi non sa dove guardare.
U Parlà de Bare di Cascarano documenta queste stratificazioni con la fonetica IPA, permettendo a chi non è madrelingua di pronunciare le parole in modo corretto. È un approccio accademicamente rigoroso applicato a un dialetto che raramente ha ricevuto questa attenzione.
Per chi studia il dialetto per ragioni letterarie o accademiche, il vocabolario è uno strumento fondamentale per capire i testi originali. Per chi vuole avvicinarsi alla cultura barese attraverso la sua lingua, il vocabolario è un punto di ingresso che va ben oltre le liste di parole: ogni voce porta con sé storia, contesto, sfumature d'uso che raccontano qualcosa della comunità che ha creato e usato quella parola.
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Un vocabolario dialettale non è un dizionario bilingue nel senso ordinario del termine. Molte parole dialettali non hanno un equivalente italiano esatto: la traduzione dà il significato approssimativo, ma perde le connotazioni, il registro, le situazioni in cui la parola viene usata preferenzialmente. Questo vocabolario è organizzato con attenzione a questo problema: dove possibile, vengono forniti non solo il significato ma anche esempi di uso e indicazioni sul contesto appropriato. Le parole marcate come arcaiche sono ancora comprese dai parlanti anziani ma raramente usate attivamente. Le parole marcate come comuni sono usate regolarmente anche nelle generazioni più giovani.
Il vocabolario del dialetto barese riflette la storia stratificata della regione. Il latino volgare è la base, come in tutti i dialetti romanzi italiani. Ma ci sono strati significativi di greco antico e greco medievale — il Salento e la Puglia centrale erano territorio dell'Italia Grecanica fino al Medioevo. Ci sono arabismi mediati dal siciliano o direttamente dal Mediterraneo orientale, relativi in particolare a piante, spezie, tecniche agricole. Ci sono spagnolismi del periodo vicereale. E ci sono voci germaniche longobarde che sopravvivono in forme dialettali. Riconoscere queste origini non è solo curiosità etimologica: aiuta a capire la storia culturale e commerciale di Bari.
La guida completa al dialetto barese — storia, grammatica, vocabolario.
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