Dark Fantasy Epico · J.S. Vane · ~120.000 parole
Un nano che non combatte più. Un elfo che invecchia per maledizione. Un orco esiliato che sa come si muore. Tre razze che si odiano da tremila anni — costrette ad allearsi contro qualcosa che non può essere sconfitto con la forza.
Il romanzo
Algheroth Barba di Pietra ha 280 anni ed è Capoclan della Casa di Ferro, a Durdam Dum. Le forge tacciono per la prima volta in tremila anni — non per scelta, ma perché qualcosa ha cambiato l'equilibrio del mondo senza che nessuno se ne accorgesse in tempo.
Gli elfi di Silvamaris arrivano con una proposta impossibile: un'alleanza contro Gorkat, un hobgoblin che controlla il demone Xal'thor senza esserne posseduto. Non è un conquistatore. È qualcosa di più difficile da fermare: un sistema. Una logica. Una struttura che si autoriproduce attraverso la paura, il marchio e la dipendenza.
Il trio che si forma — Algheroth, Elodain (l'elfo che invecchia per una maledizione spezzata) e Grommash (l'orco esiliato che muore tenendo una porta perché è l'unica cosa che ha ancora senso fare) — non è un'amicizia. È una coincidenza di obiettivi in un momento in cui non ci sono alternative.
Il finale: la distruzione del cristallo uccide diecimila hobgoblin marchiati. Krev, un bambino hobgoblin di sei anni che non ha mai avuto nome, sopravvive. Algheroth lo adotta.
Non è una storia di Bene contro Male. È una storia di distanza — tra il torto subito e il torto commesso. Tra ciò che siamo stati fatti diventare e ciò che avremmo potuto essere.Diecimila Nomi · Giuseppe Cascarano
| Personaggio | Ruolo |
|---|---|
| Algheroth Barba di Pietra | Nano, 280 anni, Capoclan Casa di Ferro a Durdam Dum. Protagonista. |
| Elodain | Elfo secolare che invecchia per maledizione. Ambasciatore di Silvamaris. |
| Grommash | Orco esiliato. Muore tenendo una porta — il sacrificio che cambia tutto. |
| Gorkat | Hobgoblin antagonista. Controlla Xal'thor senza essere posseduto. |
| Krev | Bambino hobgoblin, 6 anni. Sopravvive. Adottato da Algheroth. |
| Lyriael | Ambasciatrice elfica. Muore nel corso della storia. |
Il tema centrale di Diecimila Nomi non è la vittoria del bene sul male — è la distanza tra il torto subito e il torto commesso. I pregiudizi come strutture cognitive tramandate: non scelti, ma ereditati, e difficilissimi da abbandonare anche quando il contesto li contradice.
Cascarano dichiara le sue influenze: Manzoni per il senso della storia come peso collettivo, Tolkien per l'architettura del mondo, Joe Abercrombie per il rifiuto del lieto fine garantito, Valerio Evangelisti per il modo in cui la violenza ha conseguenze reali e non estetiche.
Il risultato è un dark fantasy epico con una voce italiana riconoscibile — che si rivolge ai lettori del genere senza imitare i modelli anglosassoni, ma dialogando con loro da una prospettiva propria.
Il dark fantasy si distingue dal fantasy tradizionale per l'assenza di una netta separazione tra bene e male. Non ci sono eroi destinati a vincere né un ordine cosmico che alla fine verrà ristabilito. I protagonisti del dark fantasy sono spesso figure ambigue, capaci di azioni moralmente complesse, in un mondo dove le regole del potere funzionano in modo brutale e comprensibile. Questo non significa che il dark fantasy sia nichilista — significa che pone domande etiche senza risponderle in anticipo. Diecimila Nomi si inserisce in questa tradizione con una scelta specifica: tre protagonisti che non avrebbero nessuna ragione di allearsi tranne il fatto che la loro sopravvivenza richiede collaborazione.
Un nano, un elfo maledetto, un orco esiliato. Ciascuno porta con sé la storia della propria razza, le sue pregiudiziali, le ragioni per cui non dovrebbe fidarsi degli altri due. L'alleanza non nasce da un riconoscimento reciproco di valori condivisi — nasce dalla necessità. Questo tipo di struttura — il gruppo assemblato per convenienza piuttosto che per affinità — è uno dei meccanismi narrativi più ricchi del genere: i conflitti interni al gruppo sono spesso più interessanti del conflitto esterno contro il nemico principale. In Diecimila Nomi le tensioni tra i tre protagonisti non vengono risolte artificialmente ma gestite nel corso della narrazione.
Diecimila Nomi è firmato J.S. Vane, lo pseudonimo scelto da Giuseppe Cascarano per il suo lavoro nel genere fantasy. La scelta di uno pseudonimo per le opere di genere diverso non è solo una questione di marketing: separa le aspettative del lettore in modo che ogni opera possa essere valutata nei termini del proprio genere. Chi arriva a Diecimila Nomi conoscendo solo i romanzi noir potrebbe essere sorpreso da un romanzo che non ha nulla di pugliese, di portuale, di criminale nel senso del genere noir. E viceversa — chi conosce solo il fantasy di J.S. Vane potrebbe trovare inaspettata la precisione documentaristica dei romanzi Bari Calibro Noir. La separazione permette a ciascuna opera di essere quello che è senza dover giustificare la coesistenza dell'altra.
Il fantasy — specialmente nella sua variante dark — offre qualcosa che la narrativa realistica fatica a produrre: la possibilità di costruire sistemi etici da zero, senza il peso delle convenzioni morali esistenti. Un mondo fantasy può avere norme completamente diverse su cosa è giusto, cosa è dovuto, chi merita protezione. Questo non significa che il fantasy sia relativismo morale: significa che può esplorare domande etiche fondamentali — cosa si deve agli altri, quando è giusto sacrificare qualcuno per salvare tutti, quali obblighi si hanno verso chi ci ha tradito — in un contesto che rimuove le risposte ovvie che il mondo reale impone. Diecimila Nomi usa questa libertà con precisione.
~120.000 parole. Prologo + 22 capitoli + Epilogo. In attesa di risposta editoriale.
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