Il fascicolo Ferrante è chiuso. Lorusso ha firmato. Il caffè di stamattina si è freddo sul tavolo di casa Cataldo, e Angelo non lo ha ancora toccato.
Silvia lo guarda dall'altra parte del tavolo. Non dice niente — lei sa quando parlare e quando no. Lo sa da trent'anni. Il fascicolo è lì, chiuso, con la firma di Lorusso in blu su carta intestata. È finita.
Angelo beve il caffè freddo. Non ha senso riscaldarlo a quest'ora. Fuori è già giorno pieno, Bari è già sveglia, qualcuno sta già sbagliando qualcosa da qualche parte. Questo pensiero lo trova confortante in un modo che non riuscirebbe a spiegare a nessuno tranne Cosimo.
· · ·«Sei contento?» dice Silvia. Non è una domanda retorica — è una domanda vera, con una risposta attesa. Angelo ci pensa un momento. «Dipende da cosa significa contento.» Lei annuisce. Sa già cosa significa.
Contento significherebbe che è finita e basta. Ma non è così — è finita e ha cominciato qualcos'altro. Il fascicolo sul tavolo non è una conclusione: è un confine. Da una parte c'è tutto quello che è successo. Dall'altra c'è Via Amendola.
· · ·Prende il telefono. Cosimo risponde al secondo squillo, il che significa che anche lui era sveglio da un po'. «Ho visto che Lorusso ha firmato» dice Cosimo. «Sì» dice Angelo. Un silenzio di qualche secondo — il tipo di silenzio che funziona solo tra persone che si conoscono da vent'anni.
«Domani mattina?» dice Cosimo. «Alle nove» dice Angelo. Riattacca. Silvia ha già alzato la tazza del caffè freddo e la sta portando al lavandino. «Targa nuova?» chiede senza girarsi. Angelo sorride — la prima volta stamattina. «Targa nuova.»