Aula 3, Tribunale di Bari. Angelo ha il documento 7-bis in mano da stamattina alle sei. Sa già che non basterà — ma sa anche esattamente perché.
Il documento era corretto. Era quello il problema — era corretto in modo troppo preciso, con i numeri giusti nei posti giusti e nessuna sbavatura. Angelo lo aveva letto quattro volte sul tavolo della cucina alle sei di mattina mentre Silvia dormiva ancora. Quando le cose sono perfette c'è sempre qualcuno che le ha rese perfette.
Arrivò in aula con venticinque minuti di anticipo. La sua abitudine — non puntualità, anticipo. Il tempo di vedere come si siede il giudice, come entra il PM, chi è già lì e chi arriva tardi. Le aule dei tribunali sono piene di informazioni che scompaiono appena inizia l'udienza.
· · ·Il PM si chiamava Cervone e aveva la cartella troppo piena. Angelo lo conosceva di nome da anni, di vista da meno — era il tipo che accumula fascicoli come se il numero fosse una protezione. Arrivò con tre minuti di ritardo e non si scusò. Bene.
L'udienza durò un'ora e quarantadue minuti. Angelo parlò per sedici minuti in totale. Non era il tipo che si sente più convincente parlando di più. Il documento 7-bis fu contestato due volte — entrambe le volte sulla forma, mai sul contenuto. Segno che il contenuto teneva.
· · ·Il giudice chiese un rinvio per depositare documentazione integrativa. Era la mossa attesa — Angelo aveva già preparato i tre fogli che avrebbe depositato. Non vinceva oggi. Vinceva fra sei settimane, quando Cervone avrebbe trovato nella documentazione integrativa qualcosa che non si aspettava.
Uscì dall'aula alle undici e quattordici. Chiamò Cosimo dal corridoio. «Com'è andata?» «Come doveva.» «Rinvio?» «Sì.» «Sei settimane?» «Circa.» Cosimo non disse altro — sapeva già cosa significava. Angelo scese le scale del tribunale nel silenzio di chi ha fatto quello che doveva fare e adesso aspetta che le cose facciano il loro corso.