Via Mazzini 12, Valenzano. È pomeriggio. Angelo e Cosimo sono in macchina davanti al civico sbagliato — e lo sanno entrambi.
Il numero era 12 ma il portone era diverso da come lo aveva descritto Lorusso. Angelo aveva lasciato il motore acceso. Cosimo guardava il portone senza dirlo ancora. Aspettava che fosse Angelo a notarlo — sapeva già che l'aveva notato.
«Il portone nuovo» disse Cosimo. «Messo di recente. Guarda le viti.» Angelo guardò. Viti in acciaio lucido su un portone vecchio di pietra grigia. Qualcuno aveva cambiato il portone dopo che Lorusso aveva fatto il sopralluogo — o qualcuno aveva fatto il sopralluogo di fretta senza guardare bene.
· · ·Si sedettero. Lorusso aveva scritto nel rapporto: portone in legno scuro, verniciato. Quello di fronte a loro era in metallo con pannelli compositi, arancione bruciato. Non era un errore di memoria. Era un portone diverso messo in fretta da qualcuno che non voleva che il portone precedente fosse trovato.
«Perché cambiare il portone?» disse Angelo. Non a Cosimo — a se stesso. «Perché c'è qualcosa nel portone» disse Cosimo. «O c'era.» Scesero dalla macchina. Il pomeriggio di settembre aveva ancora caldo ma l'ombra del vicolo era già fresca. Il portone nuovo aveva il bordo inferiore leggermente più alto da terra rispetto allo stipite.
· · ·Cosimo si abbassò. Sotto lo stipite, nel cavo tra il pavimento in basalto e la soglia nuova, c'era ancora un frammento di legno verniciato di scuro — piccolo, due centimetri, l'unica cosa che era rimasta del portone precedente. Lo raccolse con un foglio di carta.
Angelo fotografò. Poi fotografò il portone nuovo, le viti, la soglia. Cosimo mise il frammento in una bustina che teneva in tasca — abitudine da chimico, mai uscire senza qualcosa in cui mettere le cose. «Non è una prova» disse Angelo. «No» disse Cosimo. «Ma è un inizio.»