Sulla provinciale verso Rutigliano, Cosimo spiega ad Angelo come riconoscere quando una strada è stata usata di notte. Angelo non chiede perché lo sappia.
Era pomeriggio inoltrato e la luce tagliava rasente. La Fulvia teneva i settanta senza fatica su quella provinciale dritta che attraversa uliveti per quattro chilometri prima del primo incrocio. Cosimo aveva il finestrino aperto di tre dita e guardava l'asfalto.
«Vedi lì» aveva detto, indicando un punto preciso sulla corsia destra. «Quella striscia più chiara. È diversa dal resto dell'asfalto — stessa composizione, ma con meno usura solare. Qualcuno ha frenato forte in quel punto, di notte, più volte. Non un incidente. Una abitudine.»
· · ·Angelo rallentò senza fermarsi. Guardò la striscia. Aveva ragione — era visibile, se sapevi cosa cercare. «Come fai a sapere che è di notte?» «Perché di giorno non si frena così. Di giorno vedi dove sei. Di notte freni quando vedi qualcosa che non ti aspettavi.»
Ripresero velocità. Il sole era quasi sull'orizzonte e le ombre degli ulivi attraversavano la strada a intervalli regolari. Cosimo aprì il taccuino e segnò qualcosa. Angelo sapeva già che non glielo avrebbe mostrato — non ancora.
· · ·«Lecciso» disse Angelo dopo un silenzio. Non era una domanda. Cosimo annuì. «Qualcuno lo aspettava qui. Qualcuno che conosceva i suoi orari.» «Quante volte, secondo te?» «Abbastanza da lasciare una traccia. Non abbastanza da essere sicuri che non gli sarebbe capitato niente.»
Arrivarono all'incrocio. Angelo girò a sinistra verso Rutigliano. La striscia sull'asfalto rimase dietro di loro sulla provinciale vuota. Avrebbe fatto un giro in macchina da solo quella notte, pensò, per vedere cosa si vedeva con i fari accesi su quella curva dritta.