Cosimo non dorme dalle tre di notte. Non è una novità — succede dal 2019. Ma stanotte qualcosa è diverso.
Tre e cinque. La masseria fa i suoi rumori normali — il legno che lavora nel freddo, il vento dalla parte di Taranto, il cane di qualcuno abbastanza lontano da non essere un problema. Cosimo è sveglio da un'ora e non c'è motivo preciso. Non c'è mai un motivo preciso.
C'è solo quel punto tra il sonno e il pensiero dove le cose si rimescolano nell'ordine sbagliato. Un numero che non torna. Una data. Il modo in cui qualcuno ha risposto a una domanda tre giorni fa — troppo in fretta, con le parole già pronte.
· · ·Si alza. Il pavimento in cotto è freddo anche con le calze. Accende la luce piccola sul tavolo della cucina — quella che non sveglia niente, non illumina abbastanza da sembrare un'intenzione. Si siede con un bicchiere d'acqua e il taccuino che tiene lì per queste ore.
Scrive: tre di notte, settembre 2019. La prima volta che era successo, la prima volta che si era svegliato con questo peso specifico — non ansia, non dolore. Qualcosa di più preciso. La sensazione che una cosa era sbagliata e lui era l'unico che lo sapeva.
· · ·Quella volta si trattava di un rapporto ARPA con i valori invertiti. Un errore di trascrizione che nessuno aveva notato tranne lui, alle tre di notte, tre mesi dopo la pubblicazione. Il danno era già fatto. Ma lui l'aveva trovato.
Stanotte il taccuino resta vuoto per venti minuti. Poi scrive un indirizzo. Una via di Modugno che ha sentito dire due volte in tre giorni — da persone che non si conoscono tra loro. Chiude il taccuino. Domani chiama Angelo.